Semplicemente...

Così come la nascita, la morte fa parte della vita ...e questo è un’evidenza. Quello che risulta essere meno evidente è il modo nel quale ci si prende cura dell'una e dell'altra.

Ci si prende cura della nascita, del nascituro, dei suoi genitori, dei fratellini quando presenti, prima, durante e dopo. Dimenticando però da subito e volontariamente, la dimensione temporale dell'esistenza ed ignorandone il termine naturale: la morte.
Un luogo comune spesso usato è “non c'è più nulla da fare”.

È vero che arriva un momento della vita in cui non è più possibile protrarla ulteriormente. É normale. É insito nell'essenza stessa dell'esistenza, nella sua dimensione di finitudo. Ma si può fare molto per accompagnare la vita di un essere umano che giunge al termine della sua esistenza. Qualunque sia la sua età. Nell'ambito delle cure di fine vita, le cure palliative ne sono un esempio; sono in grado di lenire il dolore fisico, psichico, spirituale della persona in fin di vita prendendosi inoltre carico anche dei famigliari più prossimi quando presenti.

Sono purtroppo ancora poco diffuse e settoriali. Ognuno di noi ha un importante ruolo da giocare in quello che è un importante momento della vita di un essere umano, oltre che ad avere un'innegabile responsabilità, fosse anche solo perché questo argomento riguarda tutti gli individui nessuno escluso.

L'accompagnamento delle persone in fin di vita non è una questione di età o di malattia, e la morte non è una sfortuna che capita solo ad alcuni; la morte è semplicemente insita nel processo naturale della vita e, anche se spesso complicato da accettare o da comprendere, non esiste una giusta età per morire. Françoise Dolto* amava dire che si muore quando si è finito di vivere.

Semplicemente.

Chi muore, indipendentemente dagli assurdi luoghi comuni che si possono opporre alla morte, “aveva una vita davanti a sé”, oppure “ha fatto la sua vita”, ha diritto a che ci si prenda cura del suo morire, allo stesso modo in cui ci si era presi cura della sua nascita. Non va poi dimenticato che questo “lui” sarà ognuno di “noi”; prima o poi sarò “io”.

Tutti noi, individualmente, possiamo fare molto affinché quanto prima ci si prenda cura della morte, semplicemente iniziando da noi stessi.

Per parafrasare Sri Nisargadatta Maharaj** "Invece di vedere le cose come le immagini, impara a vederle così come sono. Quando puoi vedere tutto così com'è, vedrai anche te stesso come sei.

Si può iniziare ad esempio a guardare con i propri occhi come si muore oggi, in quali luoghi, informarsi su argomenti come il lutto, le Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, le cure palliative, ecc... Con sincero interesse, e poi un passo dopo l'altro comprenderemo come accompagnare.

Semplicemente.

Ognuno può fare molto affinché quanto prima ci si prenda cura della fine della vita così come ci si prende cura dell'inizio.

Semplicemente.


Ange FEY




*Françoise Dolto era pediatra e psicanalista. Era nata in Francia nel 1908, ed è deceduta il 25 agosto 1988. Durante praticamente tutta la sua carriera si é dedicata alla psicanalisi dell'infanzia per la quale era una figura emblematica in Francia.

**Nisargadatta Maharaj è un maestro indiano della dottrina Advaita Vedānta, o non-dualità. Il suo insegnamento divenne noto in Occidente, in particolare attraverso il libro "Io sono quello". Discepolo di Siddharameshwar Maharaj, il suo lignaggio spirituale si chiama Navnath Sampradaya, la cui origine si dice risalga al Rishi Dattatreya.

 

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